Oggi è il primo gennaio, quel giorno in cui il calendario azzera i contatori e tutto sembra possibile. E quando ci incontriamo, facciamo la domanda di sempre: “Ciao, come stai?”.
Poi, però, sorge un dubbio. Lo ascoltiamo davvero, quello che ci viene detto dall’altra parte? E noi siamo sinceri, nella risposta che diamo? Oppure in un automatismo da modernità viene fuori un “sto bene” automatico, detto come una password salvata sul cellulare, una bella risposta per non indagare troppo a fondo? E quando l’Altro risponde, ascoltiamo? Oppure siamo in attesa del nostro turno per dire qualcosa, per tornare al rumore, per galleggiare in superficie?
Però, visto che oggi è il primo gennaio, e ci facciamo gli auguri, facciamoci un augurio diverso. Invece di domandare “come stai?”, proviamo a domandare: “Ciao, sei felice oggi?”.È una domanda semplice e davvero Umana, e chissà perché è così imbarazzante e quasi invadente. Magari è davvero troppo, da risultare persino sconveniente. Però la parola “felice” ci mette a disagio, quando è davvero una domanda naturale.

Oggi è il primo gennaio. Siamo felici? Sei felice? Sono felice? Siamo capaci di dirlo, senza sentirci ridicoli, senza doverlo giustificare, senza aggiungere un bel “però”? Chissà quanti di noi risponderebbero un “sì” convinto e chissà quanti risponderebbero con un sorriso educato, magari stupito e forse un vuoto dentro?
Viviamo un tempo veloce, in cui siamo subissati di stimolazioni superficiali e continue. Quindi ancora un reel, ancora una notifica, ancora un acquisto, ancora un obiettivo, ancora un viaggio, ancora un’idea di noi stessi da inseguire, che probabilmente manco è un’idea nostra, ma ci è stata gentilmente offerta e poi fatta pagare. Se siamo sempre alla ricerca di qualcosa, come potremmo essere felici? Se la mente è sempre avanti, quando mai abita il posto in cui si trova il corpo? Se il desiderio è diventato una fame, quando mai riconosce di essere sazio? Se si è confuso il desiderio con la soddisfazione, come potremmo essere felici?
La felicità non è una conquista da postare e neppure è un trofeo, forse è un modo di stare al mondo con meno desiderio e più semplicità, forse non è avere di più ma essere di più.

Il World Happiness Report 2025 ha scelto di concentrarsi su “caring and sharing”, cura e condivisione, come fenomeni “due volte benedetti”, perché fanno bene a chi riceve e a chi dona. E dentro questa idea c’è qualcosa che va d’accordo con due parole che, in Italia, la Treccani ha scelto nel 2024 e 2025 come parole dell’anno: “rispetto” e “fiducia”. Due parole che sembrano semplici e invece sono fondamentali. Senza rispetto non riusciamo a stare insieme e senza fiducia non c’è futuro condiviso: alla fine la felicità è molto vicina allo stare insieme.
La felicità non dovrebbe essere un fatto privato, perché la felicità non è solo “mia”, dovrebbe essere sempre contagiosa, nel senso più bello del termine e dovrebbe crescere quando circola, moltiplicarsi quando si condivide. Se manca agli altri, prima o poi, mancherà anche a noi. Nessun Umano è mai un’isola: possiamo anche provarci, possiamo anche costruire recinti sofisticati, ma la realtà ci viene a cercare e ci ricorda che dovremmo essere comunità.
Oggi che comincia un anno nuovo, invece di fare chissà quali programmi cerchiamo di essere felici e cercare la felicità anche per gli altri. Provare a essere più semplici, più lieti, più capaci di gratitudine, di ascolto, di presenza qui e ora.
“Ciao, sei felice oggi?” non è essere invadenti, è anche un modo per dire: ti vedo e tu esisti. E se non sei felice, forse non potremo riparare tutto, però possiamo ascoltarci e condividere un pezzo di strada. Possiamo fare la nostra parte per la felicità.
Oggi è il primo gennaio: vi auguro che il 2026 non sia solo un anno da attraversare, ma un anno da abitare dove la felicità non sia più una parola imbarazzante, e che torni a essere una domanda ammessa. Auguriamoci che quando la facciamo, impariamo anche ad ascoltare, attentamente, la risposta, perché ci vorranno dolcezza e saggezza e forza.
Buon primo gennaio. E, davvero: sei felice oggi?

