Ha fatto caldo in giugno. L’estate è iniziata e guardiamo al cielo, indecisi se augurarci un temporale. Ad ogni modo qualcuno sarà scontento: chi vorrebbe un poco di frescura dal solleone invocherà santi e madonne contro il mancato temporale, e chi, desideroso di andare a passeggiare, ne verrà invece ostacolato, ne dirà di tutte contro quell’improvvido schiamazzo di nubi, tuoni e acqua piovana. Sempre desiderosi di qualcosa di più. Noi, del resto, aneliamo la pace: quando i dubbi ci assalgono, quando alcuni dolori che abitano in noi ci svegliano la notte, quando le situazioni irrisolte ci restano di fronte come montagne insormontabili, quando le nostre contraddizioni restano tali, quando un amore lontano non tornerà, noi sempre aneliamo la pace. Cerchiamo la pace noi, parliamo di pace noi, semplici fortunati esseri di un mondo fortunato. Per noi la pace è un concetto astratto e la leghiamo all’assenza di soldati sotto casa, perché di invasioni, per fortuna, non abbiamo esperienza.

Ha fatto caldo in giugno, caldo come mai ha fatto prima. Con la stagione estiva avviata e con le montagne ora di nuovo abitate dai visitatori e dai collaboratori, ci poniamo domande sul mondo che verrà e sul mondo che abitiamo. Quanto è delicato l’equilibrio che ci permette di esistere? Di vivere di turismo e di tenere i nostri alberghi aperti? Questo equilibrio fatto di persone che possono viaggiare perché non sono in pericolo, questo equilibrio reso possibile da cieli aperti e sicurezza, è così fragile. Non possiamo vivere senza pace, faremmo bene a ricordarlo, perché per noi che ospitiamo e per coloro che desiderano venirci a trovare il primo requisito è un mondo in pace. Siamo fortunati e non lo sappiamo, o ce ne dimentichiamo.

Facile per noi parlare di pace, facile per noi parlare di assenza di conflitti, facile farlo quando quelli veri e terribili sono lontani dai nostri occhi e dai nostri cuori. Per questo dovremmo allora, chissà se lo vogliamo davvero, fermarci un attimo e riflettere sul bene che possiamo restituire ad un mondo con troppe armi in mano. Quale grado di pace porteremo al mondo oggi e anche domani? Possiamo fare davvero qualcosa?

E perché non iniziamo con dei gesti di rispetto per il prossimo che dimentichiamo o per il collega che evitiamo? O verso la natura che ci ospita?

Cercheremo di farlo con la trentanovesima Maratona dles Dolomites, quest’anno dedicata alla pace: ci rincuorerà vedere migliaia di anime a pedalare nel segno di questo tema così importante e non vedo l’ora di essere lì in mezzo, finalmente senza inquinamento acustico, finalmente a vivere delle giornate pacifiche come sono state il Sella Ronda bike day e il Dolomites bike day.

Proprio durante quest’ultimo, ho incontrato una signora anziana seduta su una panchina, che contemplava le montagne davanti a sé. Ci siamo salutati e abbiamo convenuto su quanto fosse preziosa quella giornata di silenzio e lei, nella sua semplice, ingenua ma profonda saggezza mi ha detto una frase che mi ha colpito: “Col silenzio, anche noi siamo diversi”.

Da lassù, ora in pace ci guarda anche Alex Zanardi. Ci manchi, Alex. Ma sei con noi, tu che non eri mai arrabbiato e sempre sorridente, eri un esempio di come fosse possibile, nonostante tutto, continuare ad essere in pace con la vita, con il mondo, con tutto quello intorno a te. Mi facevi ridere quando dicevi che “oggi la gamba non gira”. E come non tenere in testa la tua massima: “La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente”.

E allora muoviamoci, dai. Noi comunità sul pianeta Terra-Acqua dobbiamo ancora crescere insieme alle piante e agli animali, se non vogliamo perderci come esseri umani. Siamo ospiti di passaggio in un mondo bellissimo che siamo fortunati a condividere, ci auguriamo di poterlo fare in pace. Buona estate!

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